Trump è molto contento di come sta lavorando Trump
Questa d’altronde è l’epoca dei “fatti alternativi”: un dato, un fatto, vale l’altro. “Perception is reality”
Donald Trump è molto contento di come Trump sta lavorando e di quanto va forte l’amministrazione Trump nell’America di Trump. Il suo discorso sullo Stato dell’Unione (qui c’è la traduzione in italiano fatta da Focus America) ha entusiasmato anzitutto sé stesso:
“Questo 4 luglio celebreremo due secoli e mezzo di libertà e trionfo, di progresso e libertà, nella nazione più incredibile ed eccezionale che sia mai esistita sulla faccia della Terra. E non avete ancora visto niente. Faremo sempre, sempre, sempre meglio. Questa è l’età dell’oro dell’America. L’ultima volta che ho parlato in quest’aula, 12 mesi fa, avevo appena ereditato una nazione in crisi con un’economia stagnante, inflazione a livelli record, un confine spalancato, un reclutamento disastroso per militari e polizia, criminalità dilagante in patria e guerre e caos in tutto il mondo. Ma questa sera, dopo appena un anno, posso dire con dignità ed orgoglio che abbiamo realizzato una trasformazione mai vista prima e una svolta destinata a restare nella storia. È davvero una svolta destinata a restare nella storia. E non torneremo mai più a dove eravamo solo pochissimo tempo fa. Non torneremo mai indietro”.
Gli statunitensi sono per la verità meno contenti dopo la prestazione di Trump che loda Trump: secondo un sondaggio commissionato dalla CNN all’istituto di ricerca SSRS, soltanto il 38 per cento giudica il discorso in modo “molto positivo” (nel 2025 era il 44 per cento e nel 2017 il 57 per cento).
Ma il presidente degli Stati Uniti è sempre convinto di vivere nell’Età dell’Oro, anzi, di rappresentare l’Età dell’Oro per gli americani. Poco importa se un altro sondaggio, sempre firmato CNN/SSRS, dice che il tasso di approvazione del presidente degli Stati Uniti è sceso dal 48 per cento del febbraio 2025 al 36 febbraio 2026.
Trump può sempre dire che sono falsità, fake news, che la CNN è una gigantesca fake news, come peraltro ama dire ai suoi giornalisti (anni fa accadde con Jim Acosta).
Questa d’altronde è l’epoca dei “fatti alternativi”: un dato, un fatto, vale l’altro. “Perception is reality”, dice Bill Adler, personaggio di Industry, serie tv di HBO ambientata nel mondo della speculazione finanziaria; la percezione è realtà, il che non vale solo per le banche di investimento.
Trump campa politicamente su questo assunto, sull’idea che esistano fatti alternativi; Joe Biden non ha vinto le elezioni del 2020, ha truffato gli elettori e scippato il consenso a Trump. I Democratici - Hillary Clinton, John Podesta su tutti - bevono sangue umano e Barack Obama non è nato negli Stati Uniti.
È vero o è falso? Chissenefrega, l’importante è la percezione; l’importante è che esista un numero sufficiente di persone che credono a un determinato fatto. Gli assaltatori di Capitol Hill del 6 gennaio 2021 - evento di cui non si parla mai abbastanza - quegli assaltatori che Trump ha gentilmente perdonato, ecco, credevano in questo mondo alternativo, in questa realtà parallela: per loro Trump aveva già vinto le elezioni una seconda volta nel 2020.
Se questo è il mondo in cui viviamo, e non trovo argomentazioni sufficientemente ottimiste per vederla in modo diverso, il fact-checking giornalistico non serve a niente. Peraltro ritengo che non sia mai servito effettivamente a nulla. Per questo ha poco senso mettersi a smentire puntualmente quello che Trump ha detto durante il discorso sullo Stato dell’Unione.
Non sarà un elenco di vero/falso o di numeri che smentiscono altri numeri a convincere l’elettorato che ha votato Trump che questo non è il migliore dei mondi possibili e che soprattutto non l’ha inventato Trump. Finché le persone non sentiranno sulla propria pelle realizzata l’insoddisfazione per le mancate politiche della nuova amministrazione, Trump continuerà a fare quello che vuole.
Le elezioni di midterm tuttavia potrebbero riportarlo alla realtà di fatti poco alternativi. In quel caso però c’è da sperare che non si verifichi un nuovo Capitol Hill. Trump rimane sempre piuttosto abile nell’ispirare i suoi elettori, soprattutto quelli più sconsiderati, pronti a usare la forza; fa leva sull’orgoglio americano, sulla possibilità che il futuro sia sempre il posto migliore in cui vivere perché senz’altro arriverà un futuro migliore e dunque una vita migliore.
La percezione è realtà; la realtà è percezione. Finché non ne arriva una nuova, di percezione.



