Il caso Gagnor, qualche giorno dopo
Chi ha molto tempo libero e passa le giornate su forum e social a disquisire del lavoro altrui è liberissimo di farlo, ma deve accettare anche che qualcuno perda civilmente la pazienza
Vorrei tornare sul caso Gagnor, a qualche giorno di distanza dall’accaduto.
Per chi si fosse perso le puntate precedenti: uno storico sceneggiatore di Topolino, Roberto Gagnor, autore di 300 storie per il settimanale in Italia oggi pubblicato dalla Panini, è stato cacciato dal direttore Alex Bertani per il gravissimo reato di ironia sui social nei confronti di troll e frequentatori di forum a tema Disney.
Ha persino osato definirli, a un certo punto, “irrilevanti”.
Roba grossa, eh?
Orbene, in quest’epoca di uno vale uno, in cui non c’è più distinzione fra uno sceneggiatore professionista e un tizio qualsiasi su un forum, un’epoca malvagia in cui ci si fa dettare l’agenda pubblica non soltanto dall’algoritmo ma anche dal pubblico che va forte grazie all’algoritmo, e quindi diventa produttore di contenuti che piacciono all’algoritmo, in un circolo vizioso che premia ciò che è di volta in volta virale secondo logiche non editoriali, ecco, ecco, in quest’epoca maledetta in cui fragolina67 può reclamare la testa di uno scrittore, urge trovare la forza di dire no.
Urge la forza di ribadire che ci sono alcune sostanziali differenze. Il primo a non coglierle è proprio il direttore Bertani quando spiega che, in sostanza, che il pubblico ha sempre ragione.
Bertani d’altronde segue altre logiche, viene da esperienze diverse. Le aveva illustrate parlando al sito “Storie di paperi” nel 2021:
“Sono un direttore anomalo, vengo da esperienze diverse, ho studiato economia e mi sono sempre occupato di marketing (credo di essere il primo direttore di Topolino non-giornalista)”.
A ciascuno il suo mestiere, mi verrebbe da dire.
Chi ha molto tempo libero e passa le giornate su forum e social a disquisire del lavoro altrui è liberissimo di farlo, ma deve accettare anche che qualcuno perda civilmente la pazienza.
Non possono e non devono essere questi signori con molto tempo libero a stabilire che cosa un autore può o non può scrivere nelle sue storie e francamente neanche come relazionarsi in pubblico.
Oltretutto, Gagnor non ha detto niente di male se non ironizzare e bollarli per quello che sono: irrilevanti.
I coraggiosi leoni da tastiera che hanno attaccato Gagnor sono dappertutto. Sono gli stessi che vorrebbero cancellare autori, scrittori o giornalisti non sufficientemente in linea con le policies che loro stessi hanno prestabilito.
Rispondere a tono non è contemplato per questi gentili signori, che vanno a cercare aiuto dove non dovrebbero trovarne.
Se chi di dirige un giornale si schiera con il pubblico del loggione, se chi organizza le idee di un giornale passa le giornate a verificare che la sensibilità di fragolina67 sia stata ben rispettata quando era stata la stessa fragolina 67 a non rispettare quella altrui, ovviamente, allora il ruolo dei giornali, quale Topolino è, ancorché a fumetti, è finita.
Aggiungo: probabilmente i rapporti fra Gagnor e Bertani erano già stati consumati in precedenza, come accade in qualsiasi luogo di lavoro.
Ma qui stiamo parlando di un’altra cosa. Della libertà d’espressione di un autore.
Non ho capito perché l’utente dei forum o il frequentatore dei social possano avere tutte le sacrosante libertà del mondo di criticare senza doversi aspettare una replica, finanche puntuta, da parte di un autore professionista.
Un autore mette sempre in conto il giudizio del pubblico.
C’è scritto però da qualche parte che deve subire le critiche senza dire niente e, anzi, dare spiegazioni per il proprio lavoro alla solita fragolina67?


