“Ahò, ma sei una tassa!”
Il 2026 coincide con i trent’anni dalla nascita del Foglio, ma anche con la scomparsa, avvenuta dieci anni fa, di Stefano Di Michele, penna meravigliosa, dotato di spirito profondo e divertito
Il 2026 coincide con i trent’anni dalla nascita del Foglio ma anche con la scomparsa, avvenuta dieci anni fa, il 16 aprile 2016, di Stefano Di Michele, che ho avuto la fortuna di conoscere all’epoca del mio primo stage al Foglio.
Avevo vent’anni compiuti da poco, era l’estate del 2004, Roma mi sembrava magnifica, mi sentivo una spugna, assorbivo tutto quello che vedevo.
Giornalisticamente, un paio di ere geologiche fa.
L’ultima volta che ho visto Stefano è stato al pranzo dei 20 anni del Foglio.
Di Michele aveva una penna meravigliosa, uno spirito profondo e divertito, leggeva una caterva di libri e amava i gatti, mi pare uno si chiamasse Borges, la mattina in redazione chiamava i genitori sempre alla stessa ora.
Con Pietrangelo Buttafuoco costituiva una strepitosa coppia di giornalisti e scrittori; uno di sinistra, l’altro di destra. Diventarono fratelli subito, dopo essersi conosciuti. Volevo scrivere come loro. Volevo anche un’amicizia come la loro. Si divertivano a fare questo mestiere, forse si divertivano e basta, e si vedeva.
In un’epoca culturale di appiattimento, Stefano e Pietrangelo rifulgevano con la loro penna.
Quando morì, Pietrangelo scrisse d’aver perso un fratello ed era vero.
Nel 2004 non avevo ancora uno straccio di numero di telefono (la rubrica telefonica è il primo e principale attrezzo per un giornalista), andavo da Stefano e glielo chiedevo. “Ahò, ma sei una tassa!”. Rideva, teneva il sigaro in mano, e mi passava il numero di un parlamentare. Era generoso e non se la tirava.
La scrittura giornalistica è cambiata nel frattempo, insieme a un sacco di altre cose che sarebbe lungo menzionare.
Certe volte ho l’impressione che l’eredità giornalistica di Stefano Di Michele non sia sufficientemente valorizzata in un mondo — quello del giornalismo — in cui anche le pulci hanno la tosse.


