Populisti democratici

Da qualche settimana mi sono appassionato molto a Goffredo Bettini, l’uomo noto al piccolissimo pubblico per aver inventato la candidatura di Ignazio Marino. Lo vedo molto sui giornali, in tv, nel tentativo goffo e disperato di dare una pezza vagamente ideologica al patto Pd-M5s, che può tenere soltanto nelle menti dei dirigenti romani del centrosinistra. Come Bettini, appunto. 

Le sue interviste e i suoi interventi hanno passaggi magnifici per noialtri indagatori della politica sovrannaturale, che ci divertiamo con poco. Ci basta un eloquio lessicalmente povero e una ricca logorrea e siamo a posto con la nostra coscienza di iene dattilografe. 

Oggi però mi sono divertito assai a leggere il resoconto dell’intervento di Bettini alla festa nazionale del Psi a Napoli. Si parla del referendum costituzionale e inevitabilmente Bettini, schierato per il Sì, spiega perché la vittoria del No “può essere la pietra tombale sul cambiamento”. Il che dà come presupposto che questo cambiamento ci sia, sia in corso, che il governo di Beppe Conte II (gemello del Beppe Conte I che un tempo regnava con l’alfiere Matteo Salvini) abbia impresso alla politica italiana una ventata di novità come non si vedeva da anni. 

In effetti, una novità c’è e Bettini la descrive bene: il Pd ambisce a essere una succursale del M5s. Basta leggere l’ex europarlamentare per capirlo: “La riduzione del numero dei parlamentari credo possa portare a una maggiore riflessione su chi va in Parlamento. Anche perché la metà dei parlamentari oggi non fa niente”, ha detto alla festa del Psi. Posto che sarebbe interessante scoprire un giorno che cosa fa Bettini, una domanda sorge spontanea: ma con questo tipo di dirigenti del Pd, a che cosa serve l’alleanza con il M5s? Possono iscriversi direttamente alla piattaforma Rousseau.