Non ci sono più nemmeno le scimmie

La quantità assurda di battaglie di retroguardia elargite ogni giorno da vertici delle istituzioni e dei partiti è impressionante e avvilente. Però tutto ben condito con espressione contrita, perché la retorica va sempre accompagnata dall’espressione del dolore. 
Gente che surfa sul comune sentire in assenza di convinzioni strutturate per le quali varrebbe la pena combattere. 
Oggi è il turno delle pensioni di ex parlamentari ultra settantenni, alcuni malati, con membri del governo che parlano di “malloppo” quando l’unico furto ai danni della collettività è la loro indennità parlamentare che collezionano dal 2013 in omaggio a un paese ridicolo che ha portato i Cinque stelle al potere e che adesso assiste a faccende ridicole, tra Casaleggio che conciona sui giornali e in tv come se avesse qualcosa da dire e il descamisado Di Battista che cerca di scandalizzare l’opinione pubblica con le sue banalità. 
Un paese ridicolo e che si prende molto sul serio, ostentando un perenne senso di indignazione riservato però esclusivamente alle puttanate. 
Il circolo dei rutti ogni giorno cambia verso, domani toccherà in sorte a un’altra campagna per la quale indignarsi. Ogni giorno però viene fatto un passo in avanti verso la perdita complessiva di senso del dibattito pubblico, persino dello Stato nelle sue varie articolazioni. Un morbo che ha contaminato giornali, partiti, intellettuali (qualsiasi cosa vogliano dire oggi queste parole). Diceva Nietzsche, uno che oggi verrebbe incenerito, non pubblicato, offeso, insultato, descritto come un infame dalle ir-ragioni del comune sentire, che “ho cercato dei grandi uomini e non ho mai trovato altro che le scimmie del loro ideale”. Oggi fatico pure a vedere le scimmie.