La dichiarazione dell’Ungheria contro le violazioni dello stato di diritto

Il primo aprile, 16 Stati dell’Unione Europea rilasciano una dichiarazione congiunta per denunciare il rischio che, durante l’emergenza sanitaria, le misure prese da alcuni Paesi possano violare lo stato di diritto, i principi democratici e i diritti fondamentali della cittadinanza.

In this unprecedented situation, it is legitimate that Member States adopt extraordinary measures to protect their citizens and overcome the crisis. We are however deeply concerned about the risk of violations of the principles of rule of law, democracy and fundamental rights arising from the adoption of certain emergency measures.
 

Emergency measures should be limited to what is strictly necessary, should be proportionate and temporary in nature, subject to regular scrutiny, and respect the aforementioned principles and international law obligations. They should not restrict the freedom of expression or the freedom of the press.

We need to jointly overcome this crisis and to jointly uphold our European principles and values on this path. We therefore support the European Commission initiative to monitor the emergency measures and their application to ensure the fundamental values of the Union are upheld, and invite the General Affairs Council to take up the matter when appropriate.

Il riferimento, anche se non viene citata direttamente, è all’Ungheria.

Il giorno dopo, il 2 aprile, il ministro della Giustizia ungherese firma il documento e dice di condividere le preoccupazioni degli altri stati.

Hungary joins the following statement adopted by Member States of the European Union.

In this unprecedented situation, it is legitimate that Member States adopt extraordinary measures to protect their citizens and overcome the crisis. We are however deeply concerned about the risk of violations of the principles of rule of law, democracy and fundamental rights arising from the adoption of certain emergency measures.

Emergency measures should be limited to what is strictly necessary, should be proportionate and temporary in nature, subject to regular scrutiny, and respect the aforementioned principles and international law obligations. They should not restrict the freedom of expression or the freedom of the press.

We need to jointly overcome this crisis and to jointly uphold our European principles and values on this path. We therefore support the European Commission initiative to monitor the emergency measures and their application to ensure the fundamental values of the Union are upheld, and invite the General Affairs Council to take up the matter when appropriate.

(Ministry of Justice)

Grosso grasso casino all’Inps

I provvedimenti sballati, rivedibili, gli errori grossolani, i decreti seguiti da altri decreti per aggiustare i decreti precedenti vengono giustificati con l’eccezionalità del momento. Con l’emergenza, tutto si può giustificare. Eppure il problema è l’ordinario, non lo straordinario. L’ultimo caso è quello dell’Inps, preso comprensibilmente d’assalto per le richieste di bonus. Orbene, non soltanto l’Inps è collassato, ma c’è stato un gravissimo data breach, con dati personali degli utenti diffusi a chiunque. Improvvisazione e cialtroneria prescindono dai tempi eccezionali. C’erano già prima, adesso se ne accorgono tutti. Ma non tutto può essere giustificato con l’emergenza. Poi c’è chi si stupisce perché alcuni si oppongono al tracciamento digitale. Visto il livello di incompetenza, prima dovremmo tracciare i tracciatori.

Ma cos’è successo? Una fonte che ho contattato mi ha dato questa possibile spiegazione:

È impossibile dire cosa sia successo dagli screenshot e dai report degli
utenti, ma con qualche probabilità si tratta di un problema di cache
(lato server) delle risposte, intrecciato magari con il potenziamento
dell’infrastruttura per gestire il picco di carico.

Su Reddit è in corso una conversazione sul tema e uno degli utenti sembra confermare questa ipotesi, ampliandola:

In ogni caso, un data breach di queste proporzioni non è giustificabile.

Update: Beppe Conte dice che è colpa degli hacker. Lo hacker che bontà.

Roma, 1 apr. (Adnkronos) – Ai leader di opposizione riuniti a Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte ha spiegato che i problemi registrati dal sito Inps sono legati ad attacchi hacker.

Update / 2: Anche Pasquale Tridico, presidente dell’Inps, dice che è colpa degli hacker:

“Abbiamo ricevuto nei giorni scorsi e anche stamattina violenti attacchi hacker”, dice Tridico all’AdnKronos.

Il garante della Privacy, Antonello Soro, ammette di essere preoccupato, parlando con l’AdnKronos.

”Siamo molto preoccupati per questo gravissimo data breach. Abbiamo immediatamente preso contatto con l’Inps e avvieremo i primi accertamenti per verificare se possa essersi trattato di un problema legato alla progettazione del sistema o se si tratti invece di una problematica di portata più ampia. Intanto è di assoluta urgenza che l’Inps chiuda la falla e metta in sicurezza i dati”. Così all’Adnkronos Antonello Soro, Garante Privacy, commentando il caso del sito dell’Inps andato in tilt.

”Quella della mancanza di sicurezza delle banche dati e dei siti delle amministrazioni pubbliche è – prosegue il Garante – una questione che si ripropone costantemente, segno di una ancora insufficiente cultura della protezione dati nel nostro Paese”.

Per l’ora, l’unica cosa che ho capito

Per ora è l’unica cosa che ho capito dall’inizio di questo disastro sono le carenze strutturali. Poi ci torno su.

A niente serve eccitarsi per il nostro sistema sanitario nazionale, al quale va tutto il mio ringraziamento, se in condizioni normali mancano già i medici specialisti e si pensa che allocare le risorse per aumentare i contratti di formazione per specializzandi sia rinviabile a un altro momento.

A niente servono le raccolte fondi dettate dall’emergenza, e ben vengano certo, se non si capirà che pagare le tasse – sempre in condizioni normali – serve a tutti, compreso chi le paga. 

A niente servono i giga in più delle compagnie telefoniche se non si pone rimedio alla mancanza di infrastrutture che rendano possibile ciò che adesso rischia di diventare molto complicato, visto l’enorme afflusso di persone che usano la Rete e i cellulari per lavorare, studiare, intrattenersi. 

Tutte cose alle quali bisogna pensare “adesso”.

L'”informazione ufficiale”: un caso da manuale nelle carceri

Vorrei raccontarvi questa storia a proposito del magnifico tema “informazione e ufficialità” che appassiona qualcuno di voi in termini discutibili. 

Mi sto occupando delle carceri, ieri ho scritto un pezzo e oggi avrei voluto intervistare un medico infettivologo che ha 15 anni di esperienza e lavoro nelle prigioni italiane. 

Una direttiva della AUSL Toscana impedisce ai medici di rilasciare dichiarazioni ai giornalisti. Già questo lo trovo assurdo ma ho chiesto l’autorizzazione all’ufficio stampa della AUSL e ho ricevuto questa risposta:

“In questa particolare e delicata fase si ritiene inopportuna un’intervista del dottor XXX. Anche se si tratta di un contributo medico esso sarebbe comunque contestualizzato negli attuali fatti di cronaca. Sono certa che comprenderai le nostre ragioni”.

Come ho avuto modo di spiegare, non comprendo. Credo che un contributo scientifico sia di aiuto proprio in questa “particolare e delicata fase”. Non è con la mancanza di informazione e di conoscenza che si può rendere un buon servizio ai cittadini.

Auguri @corrierefirenze !

Il Corriere Fiorentino oggi compie 12 anni. Dodici anni fa ero lì, sul primo numero. Era il 26 febbraio 2008 e avevo 23 anni. 
In dodici anni sono successe un sacco di cose; alcune sono sul curriculum, altre sono scritte dove non possono essere lette. Il Corriere Fiorentino è sempre stato con me e ancora oggi c’è, come sanno gli attenti lettori che seguono le Vacanze Romane della domenica. Ci lavorano grandi professionisti e amici e affetti. Come Paolo Ermini, che mi ha visto ridere e piangere.
A 30 anni detti le dimissioni, fu un azzardo e ogni tanto ci ripenso. Ripenso anche al fatto che temo di avergli dato un dolore ma spero sempre di averlo ripagato con qualche soddisfazione.
Spesso la linea fra fare una cazzata enorme e azzeccarla è così sottile che non basta una vita a capirlo. L’ultimo giorno in redazione mi regalarono la prima pagina del 26 febbraio 2008 con le firme dei miei colleghi e amici. La porto sempre con me, in ogni casa. In ogni città. Perché, come scriveva Pavese, “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Buon compleanno Corriere Fiorentino!

Ci vediamo a Sorrento

Perdonerete la commozione: mi è stato assegnato il premio Biagio Agnes 2020, categoria under 40.
Sono tantissime le persone che devo ringraziare e non so nemmeno da che parte cominciare; devo a ognuna di loro un pezzetto della strada che ho fatto fin qui e so che niente potrà ripagarle di quello che hanno fatto per me da quando ho iniziato a scrivere.
Intanto desidero ringraziare la fondazione e la giuria per l’onore che mi hanno concesso. Ringrazio il Foglio e il Corriere Fiorentino, le due famiglie nelle quali sono cresciuto. Al Foglio, dove oggi lavoro, ho fatto il mio primo stage a 20 anni, e al Corriere Fiorentino sono diventato giornalista professionista.
In mezzo a queste due annotazioni biografiche c’è tutta una vita che vi risparmio.
Una cosa però vorrei dirla e riguarda questo mestiere. Credo fermamente in una certa idea di scrittura e di giornalismo. E per me il giornalismo è andare in giro. Ho sempre cercato di farlo. Tanto più oggi che, per merito di infiniti strumenti di “contrazione del globo”, tutto è a portata di mano. C’è e ci sarà sempre più bisogno di un giornalismo che accompagni “sul posto” il lettore, che è giustamente preso dalla sua vita.

Grazie a chi mi ha letto in questi anni, c’è ancora un sacco di roba da raccontare.

Il discorso pubblico delle Sardine

Basta una foto con Luciano Benetton e Oliviero Toscani a mandare in tilt le Sardine, il movimento anti-Salvini nato in Emilia-Romagna. “La malafede sta in chi guarda quell’immagine e la strumentalizza. I ragazzi avranno peccato di leggerezza ma nessuno può pensare che le Sardine stiano con i poteri forti”, dice Lorenzo Donnoli, uno dei volti del sardinismo, novello assiduo frequentatore delle trasmissioni tv.

“Poteri forti”, come noto, è l’espressione lasciapassare usata da anni nel giro dei fessi; laddove si conferma che le Sardine assomigliano a una brutta versione dei Cinque stelle, ma con una differenza importante, si fa per dire: siccome dicono che Salvini è brutto e cattivo allora devono necessariamente suscitare simpatia.

A me di tutto il loro discorso pubblico, anche qui si fa per dire, colpisce l’eccesso di attenzione a quello che accade su Internet, come se tutta la nostra vita fosse concentrata lì: “Pretendiamo che chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solamente sui canali istituzionali”, hanno detto in una manifestazione a Bologna. Ma perché? Solo perché Salvini usa i social network anche in modo discutibile? E io, lo dico a beneficio dei frequentatori di questo canale Telegram, sono stato pure attaccato dal segretario della Lega in un post su Facebook dopo un articolo sgradito uscito su Vanity Fair.

Orbene, quali sono dunque i canali istituzionali? I giornali, le radio e le tv non vanno bene, evidentemente (a meno che non siano giornali, radio e tv istituzionali, quindi di stato). Che facciamo, aspettiamo i comunicati stampa dal Viminale o da Palazzo Chigi per mandarli in onda durante il cinegiornale?

Fino a che punto, ora, il Pd si grillizzerà?

C’è una sproporzione enorme fra il M5s in parlamento, dove è la prima forza, e il resto del paese, come dimostra il voto in Emilia-Romagna e in Calabria, due regioni che per storia e motivi diversi erano state molto generose con i grillini. Il Pd si trova come alleato un partito spezzato e senza leadership (e tante altre cose che analizzeremo altrove). I voti dei Cinque stelle sono in libera uscita, la destinazione è ancora incerta. Ora resta da capire fino a che punto il Pd, che ha già piegato la propria agenda pubblica su tematiche care al M5s, è disponibile a spingersi e a grillizzarsi pur di prendere stabilmente quei voti.

Gli “stati nervosi”

Poi ci torno più avanti, ma vorrei dire intanto due cose sul voto emiliano-romagnolo. Non so come andrà a finire e non mi lancio in previsioni perché non faccio il futurologo. Mi limito velocemente a un paio di questioni. La Regione è contendibile come mai prima d’ora, inevitabilmente un modello è finito (vale per l’Emilia-Romagna ma anche per la Toscana, la domanda è se il centrosinistra sia in grado di trovarne un altro e se quello che propone la Lega sia sufficientemente forte da instaurare eventualmente una nuova sub-cultura come lo è stato per quella rossa; ma potrebbe anche non essere un obiettivo della Lega, che semplicemente non ci pensa). Stefano Bonaccini ha fatto una campagna elettorale da “sindaco della Regione”, cercando di dimostrare perché quando si va a votare bisogna tenere conto degli indicatori economici. Mi ricorda una cosa che mi disse l’ex sindaco di Pisa Sergio Cortopassi per il mio libro: “A certe fasce popolari, se il pil aumenta dell’1,5 per cento non gliene frega niente perché non sentono niente. Al Cep ci sono pensionati minimi, qualcuno non ha neanche la pensione”. L’ottimismo razionale del centrosinistra è senz’altro una cosa che non ha funzionato in certe zone, come dimostra il caso di studio di Pisa. Matteo Salvini invece ha sostituito la sua candidata Lucia Borgonzoni, ripetendo un’operazione già compiuta in passato nelle cosiddette (ex) regioni rosse; è andato in giro a far comizi, drammatizzando lo scontro e portandolo fuori dall’Emilia-Romagna, o meglio: portando lo scontro e la politica nazionale dentro l’Emilia-Romagna. Non so cosa prevarrà alla fine, tenuto conto degli “stati nervosi” (titolo di un recente libro di William Davies) con cui l’elettorato si approccia al voto, ma penso che non si possa prescindere da questi elementi per capire che un’epoca e pure un’epica sono finite. Ah, sarà interessante vedere cosa faranno gli elettori del M5s: valgono 290 mila voti, dati Europee 2019, e fin qui i grillini nelle regioni (ex) regioni rosse, come mi ha fatto notare una volta Marco Valbruzzi in un reportage, hanno votato contro il sistema. Quindi a destra. Poi ci torno, promesso.

Nogarin, Nogarin, viva Nogarin

Oggi sul Tirreno l’ex sindaco di Livorno Filippo Nogarin – già candidato all’Europarlamento, già aspirante sottosegretario del governo giallorosé – parla del suo nuovo incarico come consigliere politico del ministro per i Rapporti con il parlamento Federico D’Inca, notizia anticipata sul Foglio sabato scorso. Durante la conversazione, Nogarin fa un evidente riferimento ai contenuti del mio articolo e dice:

“Quelli che mi odiano dicono che sono stato trombato. Ricordo che ho preso qualcosa come 33.000 preferenze per Bruxelles senza aver fatto un briciolo di campagna elettorale. La chiama bocciatura? Chi dice che sono stato trombato lo fa in modo speculativo”.

Un paio di considerazioni: 1) L’odio è troppo faticoso (specie per riservarlo all’ex sindaco Nogarin) e tendenzialmente preferisco l’ironia; 2) Nogarin cita le 33 mila preferenze, che sono in tutta la circoscrizione (e comunque non sono state sufficienti a essere eletto), ma nella sola Livorno, di cui ha fatto il sindaco per cinque anni, ha preso appena 1.936 preferenze. Matteo Salvini, per dire, ne ha prese 3.009.

Cordialità.