Per l’ora, l’unica cosa che ho capito

Per ora è l’unica cosa che ho capito dall’inizio di questo disastro sono le carenze strutturali. Poi ci torno su.

A niente serve eccitarsi per il nostro sistema sanitario nazionale, al quale va tutto il mio ringraziamento, se in condizioni normali mancano già i medici specialisti e si pensa che allocare le risorse per aumentare i contratti di formazione per specializzandi sia rinviabile a un altro momento.

A niente servono le raccolte fondi dettate dall’emergenza, e ben vengano certo, se non si capirà che pagare le tasse – sempre in condizioni normali – serve a tutti, compreso chi le paga. 

A niente servono i giga in più delle compagnie telefoniche se non si pone rimedio alla mancanza di infrastrutture che rendano possibile ciò che adesso rischia di diventare molto complicato, visto l’enorme afflusso di persone che usano la Rete e i cellulari per lavorare, studiare, intrattenersi. 

Tutte cose alle quali bisogna pensare “adesso”.