Il discorso pubblico delle Sardine

Basta una foto con Luciano Benetton e Oliviero Toscani a mandare in tilt le Sardine, il movimento anti-Salvini nato in Emilia-Romagna. “La malafede sta in chi guarda quell’immagine e la strumentalizza. I ragazzi avranno peccato di leggerezza ma nessuno può pensare che le Sardine stiano con i poteri forti”, dice Lorenzo Donnoli, uno dei volti del sardinismo, novello assiduo frequentatore delle trasmissioni tv.

“Poteri forti”, come noto, è l’espressione lasciapassare usata da anni nel giro dei fessi; laddove si conferma che le Sardine assomigliano a una brutta versione dei Cinque stelle, ma con una differenza importante, si fa per dire: siccome dicono che Salvini è brutto e cattivo allora devono necessariamente suscitare simpatia.

A me di tutto il loro discorso pubblico, anche qui si fa per dire, colpisce l’eccesso di attenzione a quello che accade su Internet, come se tutta la nostra vita fosse concentrata lì: “Pretendiamo che chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solamente sui canali istituzionali”, hanno detto in una manifestazione a Bologna. Ma perché? Solo perché Salvini usa i social network anche in modo discutibile? E io, lo dico a beneficio dei frequentatori di questo canale Telegram, sono stato pure attaccato dal segretario della Lega in un post su Facebook dopo un articolo sgradito uscito su Vanity Fair.

Orbene, quali sono dunque i canali istituzionali? I giornali, le radio e le tv non vanno bene, evidentemente (a meno che non siano giornali, radio e tv istituzionali, quindi di stato). Che facciamo, aspettiamo i comunicati stampa dal Viminale o da Palazzo Chigi per mandarli in onda durante il cinegiornale?