Molto stupore per nulla (i grillini fanno i grillini)

Leggo accenni di stupore per le sortite quotidiane del governo giallo-rosé (Cinque stelle, Pd, Italia Viva) nonché una certa apprensione per i consensi stabili della Lega. Eppure i rischi erano chiari fin dall’inizio. Il tentativo di romanizzazione dei barbari – una discutibile pratica ortopedico-pedagogica – si trasforma nel suo opposto: sono i Cinque stelle a barbarizzare chi voleva costituzionalizzarli. Prendiamo il taglio del numero dei parlamentari oppure il caso clamoroso dell’Ilva. Oppure l’idea talebana di giustizia espressa dal ministro Bonafede e dal raffinato giro di magistrati non del tutto in buona fede che ci spiegano perché rivedere l’ergastolo ostativo apre le porte ai mafiosi (è falso!). 

Il centrosinistra in crisi di identità da mesi cerca scorciatoie intravedendo nel rapporto con i Cinque stelle un futuro duraturo, si parla non a caso di una “casa comune” da costruire insieme. Al governo nazionale, nelle regioni. La politica è senz’altro l’arte del compromesso nonché dell’impiego di risorse finite per realizzare progetti in condizioni non ottimali. Il dialogo però non sostituisce la capacità di costruire consenso a partire dalle proprie identità. Ma se non hai idee non puoi avere identità. Questo vale anche per quel centrodestra oggi egemonizzato da Salvini e dal salvinismo. 

Allearsi con il populismo grillino, al netto della presunta buona educazione che avrebbero appreso i Cinque stelle grazie al processo di romanizzazione (qualcuno forse ha smesso di ruttare in pubblico, bel colpo!), è diventata un’occasione per accontentarsi di non convincere le persone. La politica sarà pure arte del compromesso ma non può sostituire la costruzione del consenso, a partire da un banale dato: i voti degli avversari si conquistano, non si prendono in comodato d’uso. Qui invece pare che conquistare i voti altrui sia diventato molto faticoso. E in effetti lo è. Uno si deve muovere, andare in giro, prendersi i fischi, persino qualche vaffanculo. 

Salvini è stato abile nello sfruttare le debolezze del grillismo, perché è spregiudicato e ha stressato il dibattito pubblico. Risultato: i Cinque stelle hanno dimezzato i voti, Salvini li ha raddoppiati. Il centrosinistra non pare avere questa inclinazione, ma ha sperato nello stesso esito: usare i Cinque stelle come un taxi. Forse non hanno messo in conto però che alla guida c’è il Robert De Niro di Taxi Driver.