Sicché, il dubbio viene: non che quella della Lega (ma anche quella dei Cinque stelle) è solo una posizione di comodo per poter continuare a speculare politicamente?

Matteo Salvini dice che vanno redistribuiti i migranti in tutta Europa. Molto bene. Nel novembre 2017 il Parlamento europeo ha espresso la sua posizione sulla riforma del regolamento di Dublino – risalente al 2013 – sul diritto d’asilo e la novità più importante riguardava proprio l’abolizione del principio del paese di primo ingresso. Al momento del voto, la Lega s’è astenuta e il M5s ha votato contro. Come mi ha spiegato tempo fa Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, il testo approvato dal Parlamento Europeo nel 2017 voleva introdurre un profondo “cambio di paradigma”, a partire dall’eliminazione del criterio in base al quale la competenza all’esame della domanda di protezione si radica nel paese nel quale il richiedente ha fatto ingresso, sostituendo questo approccio, da tutti considerato fortemente inefficiente, con una nuova concezione in base alla quale il richiedente protezione va considerato un soggetto che fa ingresso nell’Unione considerata nel suo complesso. 

In più, come mi ha detto l’ex europarlamentare Elly Schlein a marzo, Salvini ci dovrebbe spiegare “perché lui o altri non si sono mai presentati alle 22 riunioni di negoziato e perché la Lega prima vota contro in commissione e poi si astiene in aula alla proposta di modifica. Sono atteggiamenti ipocriti. Spieghi perché si lamenta dei mancati ricollocamenti ma a Strasburgo nel 2017 quando abbiamo votato sui 160 mila ricollocamenti dall’Italia e dalla Grecia, la Lega ha votato contro. Spieghi perché su Dublino sacrifica l’interesse l’italiano sull’altare della sua alleanza politica con i nazionalisti di estrema destra, a partire da Orbán”. 

Sicché, il dubbio viene: non che quella della Lega (ma anche quella dei Cinque stelle) è solo una posizione di comodo per poter continuare a speculare politicamente?