Mi piacerebbe ricostruire il momento esatto in cui è stato stabilito che tutto è consentito

Mi piacerebbe ricostruire il momento esatto in cui è stato stabilito che tutto è consentito. Se sei la leader di un partito puoi invocare l’affondamento di una nave che sta trasportando persone; se sei il ministro dell’Interno puoi trattare come biechi comunisti tutti quelli che non sono d’accordo con i “porti chiusi”, come se non si potesse essere di destra e pensare che questi sovranisti sono solo le scimmie del loro ideale; se sei il ministro dell’Interno, peraltro, puoi dire che i porti sono chiusi anche quando non è vero ma tanto a nessuno importa distinguere il verosimile dal falsosimile, l’importante è che le apparenze prevalgano sui dati di fatto. 

Mi piacerebbe ricostruire il momento esatto in cui le emozioni hanno preso il sopravvento sulla razionalità, in questo perenne stato emergenziale in cui c’è solo spazio per l’indignazione e il vittimismo, e in giro ci sono comunicatori spacciati per strateghi solo perché solleticano gli istinti delle persone. Come se non fosse fin troppo facile individuare ciò che ci rende potenzialmente una massa di imbecilli e far leva su quei disvalori per pura compravendita e propaganda elettorale. Non so cosa darei per vedere quel momento in cui tutto è cominciato. In cui è stato stabilito che puoi straparlare o strafare, e tanto vale tutto.