La neolingua di Lega e M5s

Urge attrezzarsi con questa nuova compagine governativa e parlamentare. Vanno capiti, decrittati, tradotti. Come osserva Ferdinando Giugliano, editorialista di Bloomberg, serve una guida alla “neolingua economica”, forgiata da Borghi & Bagnai, i Sussi e Biribissi della politica italiana. Anzitutto, la “flat tax” non è flat, perché le aliquote sono due, da 15 e 20 per cento, il reddito di cittadinanza non è di cittadinanza ma un reddito minimo condizionato, con la decantata flessibilità s’intende in realtà indebitamento, la pace fiscale è un condono e chiedere “maggiori risorse alla Ue” si traduce con più deficit.

Insomma, questi marziani arrivati al governo vanno compresi bene. Così come va compreso bene il linguaggio vittimista di Alessandro Di Battista, che è alla ricerca del reddito di cittadinanza universale e se n’è volato in Sudamerica con la famiglia. Da qualche giorno Dibba ha riscoperto le virtù del privato ed è parecchio indispettito perché la gente è troppo interessata a come fa e spende i suoi soldi adesso. Dice che questi sono fatti suoi. “Il modo in cui io campo – e campo con la mia famiglia – lo dico in maniera molto istituzionale, non essendo io più un pubblico ufficiale, sono cazzi miei. Non so se sia chiaro. Sono cazzi miei e soltanto miei il modo in cui mi guadagno da vivere”.

Anni e anni passati a inseguire politici con il microfono fuori dal Parlamento e con la tastiera su Twitter si ritorcono contro uno dei principali volti del tribalismo gentista. Sicché non si capisce perché Dibba si stupisca se adesso la gente gli chiede “chi ti paga?”. Ma per gli estensori della neolingua, non solo economica, queste sono domande che si possono fare solo agli avversari.