Chi è che ci perde di più il 20 e 21 settembre

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C’è un partito che ha più da perdere di altri nelle elezioni del 20 e 21 settembre, scioccamente derubricate dal governo a questioncella di poco conto: il Partito democratico. Non soltanto perché in alcune regioni il centrosinistra si gioca la riconferma (Toscana e Puglia sono a rischio), mentre in Liguria l’accoppiata con i Cinque stelle potrebbe non scalfire il governo Toti. Il 20 e 21 settembre c’è anche il referendum costituzionale. Per settimane se n’è parlato poco, complice anche l’emergenza sanitaria tutt’altro che conclusa. 

Da qualche giorno però la discussione si è fatta interessante e il No pare aver riacquistato consensi, stando a quel che dicevano i sondaggi prima del periodo di silenzio obbligatorio. Io temo che il No non vincerà – troppo a lungo e con troppa insistenza è stata titillata l’opinione pubblica con sentimenti antiparlamentari e antipolitici per non vedere le conseguenze oggi – ma sarebbe significativo se la differenza fra il Sì e il No si assottigliasse. 

Anche in questo caso le conseguenze politiche sarebbero tutte a carico del Pd e del suo segretario Nicola Zingaretti, che con il suo Sì impacciato non fa un buon servizio né alla causa del Sì né a se stesso. L’unico vincitore, comunque sia, sarà il M5s. Era spacciato, perderà le elezioni regionali ovunque ma in caso di vittoria al referendum costituzionale assesterà un colpo ben piazzato non solo alla democrazia parlamentare ma pure agli alleati di governo.