Per quanto ancora Pd e Cinque stelle useranno Salvini come alibi?

Non è nemmeno più divertente recuperare le dichiarazioni grilline degli ultimi dieci anni – sui fermi principi e le ferme prese di posizione del M5s – per ricordare su quanti e quali argomenti si sono contraddetti. 

Gli archivi delle agenzie e dei vecchi post su Facebook e Twitter sono un cimitero di sortite burbanzose e insulti contro gli ex avversari. Piovra, mafiosi, pidioti, venduti, l’elenco di parole chiave per l’elettorato grillino che capi e capetti del M5s hanno utilizzato ossessivamente contro i vecchi nemici è lungo e sterminato. 

Non stupisce quindi che alla fine i Cinque stelle abbiano detto sì al terzo mandato per i consiglieri comunali (così Virginia Raggi potrà candidarsi) e sì anche all’alleanza con il Pd, voltando faccia a sé stessi. In fondo non stupisce neanche che Nicola Zingaretti si sia subito fiondato a congratularsi con i grillini per il testacoda, peraltro spacciato dagli stessi Cinque stelle per “evoluzione”. 

Bisogna però essere chiari: non c’è alcuna evoluzione. C’è solo il timore di perdere posizioni di potere acquisite all’interno di quelle stesse istituzioni descritte per anni come un covo di farabutti. 

Il tutto giustificato, secondo il Pd, con il pericolo dell’“avanzata delle destre” (sempre plurale) che il “nuovo centrosinistra” giallo-rosé vorrebbe scongiurare con operazioni pedagogico-ortopediche. 

Come se gli italiani avessero bisogno di essere salvati da qualcuno e non fossero capaci di difendersi. 

Ma fino a quando Pd e Cinque stelle potranno usare Salvini come giustificazione? Fino a quando Salvini sarà l’alibi che consentirà ai dirigenti del “nuovo centrosinistra” di spacciarsi come salvatori della patria e giustificare qualsiasi scelta politica?