Provate a fare l’assessore ai lavori pubblici di un Comune e poi ne riparliamo

Continuo a leggere e vedere pezzi di colleghi che parlano del caso Inps dicendo che sono “coinvolti persino 2.000 politici”. 

L’incapacità di distinguere è un problema serio, specie quando riguarda i giornalisti.

Fra quei 2.000 politici, stando a quanto viene detto, ci sono sindaci e assessori comunali che amministrano comuni prendendo una miseria e assumendosi rischi enormi. Provate a fare l’assessore ai lavori pubblici di un comune e poi ne riparliamo.

Invito a leggere il bellissimo post di Anita Pirovano, consigliera comunale a Milano:

“Dalle prime indagini sarebbe emerso che i cinque di Montecitorio sarebbero tre deputati della Lega, uno del Movimento 5 Stelle e uno di Italia Viva. Inoltre, nella vicenda sarebbero coinvolti addirittura duemila persone tra assessori regionali, consiglieri regionali e comunali, governatori e sindaci.”

Apprendo dunque da Repubblica online che sarei coinvolta (!) nello scandalo dei “furbetti del bonus” e mi autodenuncio. 

Non vivo di politica perché non voglio e non potrei. 

Non potrei perché ho un mutuo, faccio la spesa, mantengo mia figlia e – addirittura – ogni tanto mi piace uscire e durante le ferie andare in vacanza. In più ho studiato fino al dottorato e all’esame di stato per diventare psicologa e ricercatrice sociale, professione in cui negli ultimi tempi mi sembra spesso di essere “più utile” alla società che in consiglio comunale (attività a cui comunque dedico tutto il tempo non lavorato e la passione di cui sono capace). 

Infine e soprattutto pur non cedendo alle sirene antipolitiche ho capito sulla mia pelle che avere un lavoro (nel mio caso più d’uno in regime di lavoro autonomo) mi consente di essere “più libera” nell’impegno politico presente e ancora più nelle scelte sul futuro, per definizione incerto. 

Come tanti mi indigno – perché è surreale – se un parlamentare in carica fruisce ammortizzatori sociali e penso sia paradossale che una misura di sostegno al reddito non preveda nessuna soglia di reddito.

Tutto ciò premesso qualcuno – magari anche più lucido e meno incazzato di me – mi spiega perché da lavoratrice (e la politica non è un lavoro per definizione) non avrei dovuto fare richiesta di una misura di sostegno ai lavoratori destinata perché faccio anche politica? Considerato ovviamente che pur lavorando tanto ed essendo componente di un’assemblea elettiva (il che non mi garantisce nè un’indennità nè banalmente i contributi inps) ho un reddito annuo dignitoso e nulla di più. 

Mi arrabbio ancor più se penso che nel calderone dei 2.000 probabilmente sarà stato tirato in causa anche qualche sindaco (accomunato ai parlamentari o ai consiglieri regionali dal comune impegno politico ma non dal conto in banca) di un piccolissimo comune con una grandissima responsabilità pubblica e un’indennità di poche centinaia di euro annue.

Leggendo le parole della consigliera Pirovano, mi torna in mente un pezzo che scrissi nel 2015 dal titolo “Ce lo chiede la gggente”:

La politica però non può essere gratis, perché la democrazia ha un costo. “Un reclutamento non plutocratico del personale politico, dei dirigenti e dei loro seguaci, è legato – scrive Max Weber ne “La politica come professione” – all’ovvio presupposto che dall’esercizio della politica provengano a questi politici dei redditi regolari e sicuri. La politica può essere esercitata o ‘a titolo onorifico’, e quindi da persone, come si è soliti dire, ‘indipendenti’, cioè benestanti, soprattutto in possesso di rendite; oppure il suo esercizio viene reso accessibile a persone prive di beni, che quindi debbono ricevere un compenso. Il politico che vive della politica può essere un puro ‘percettore di prebende’ o un ‘impiegato’ retribuito”. Se vogliamo tornare a una distinzione della politica fra notabili e impiegati, questa è la strada. Trovateli poi, dunque, assessori disposti in un comune a caso fra i 15 mila e i 30 mila abitanti a farsi dare della casta dalla gggente per 1.372,47 euro lorde. Ah, il gentismo, malattia infantile del populismo.