Nogarin cancella il post contro il governo

Ferma presa di posizione su Facebook del sindaco di Livorno Filippo Nogarin, che si schiera contro il governo sul caso Aquarius. Peccato poi che abbia cancellato il post.

Update delle 13:00

Nogarin: «È una posizione mia personale come sindaco della città. Dal momento in cui mi sono reso conto che questa cosa poteva creare dei problemi al governo mi è sembrato corretto rimuovere il post. Però quella rimane la mia posizione».

Quelli che s’adontano

Oh, c’è un partito fondato da un comico che ha fatto fortuna in politica gridando vaffanculo.

Adesso che vertici e sostenitori di questo partito sono al governo non reggono l’ironia, non hanno il senso del ridicolo né del tragico e s’indignano perché c’è chi li critica. S’adontano con tono affettato e fingono di difendere le istituzioni che per anni hanno delegittimato distribuendo patenti di moralità, dando di ladri e servi a chiunque non avesse un cappio in mano pronto ad avvolgerlo attorno al collo delle famigerate “élite” (qualunque cosa voglia dire oggi questa parola).

Zone rosse che non lo sono (più)

Esistono ancora le “zone rosse”? L’Istituto Cattaneo, specializzato in analisi elettorali, dice di no. E non da ora, peraltro. Lo ha certificato il voto di marzo, scrive in un suo recente rapporto. “Il Pd perde il primato nel controllo dei consensi della ‘zona rossa’ e la coalizione di centro-sinistra nel suo insieme subisce il sorpasso del centro-destra. L’unica regione dove la tendenza è meno marcata rispetto a quella appena delineata è la Toscana, dove il Pd continua ad essere il partito più votato, nonostante una perdita di consensi di oltre 200 mila voti (rispetto al 2013)”. 
La Toscana è insomma diventata la riserva indiana del centrosinistra. Viene da chiedersi ancora per quanto. “Con il voto del 2018 – scrive ancora l’Istituto Cattaneo – viene definitivamente meno la caratterizzazione monocromatica delle ‘regioni rosse’ e si delinea uno scenario ‘multi-colore’ dove prevale la contendibilità del voto e l’imprevedibilità degli esiti elettorali. In netta controtendenza rispetto al passato, le ‘regioni rosse’ sono diventate oggi l’area geo-politica caratterizzata da maggiore competizione e dove il mercato elettorale è più incerto, mentre al centro-nord e al centro-sud risultano prevalenti rispettivamente la coalizione di centro-destra e il Movimento 5 stelle”. 
Naturalmente un conto sono le elezioni politiche un altro conto sono le amministrative, ma oggi si vota in tre città importanti della Toscana (Siena, Pisa e Massa) e le prime due hanno una valenza politica incontrovertibile. Siena è la città che brucia. Ha bruciato capitali bancari e dilapidato un patrimonio sociale enorme: squadre di basket, di calcio, associazioni culturali. Ha avuto ai vertici delle sue istituzioni – politiche e bancarie – gruppi dirigenti arroganti che pensavano di poter vivere e far vivere i senesi al di sopra dei propri mezzi. Il Pd si presenta alla sfida versione Tafazzi: ha un sindaco al primo mandato, Bruno Valentini, e ha tentato in ogni modo di ostacolarlo. Per mesi non sono mancati attacchi dentro il Pd, soprattutto da parte dei renziani, come a dimostrare la peculiarità di una città in cui l’unica opposizione possibile è quella di chi governa, che recita due parti in commedia: il potere e il contro-potere. L’assenza dalla competizione elettorale del M5s, “squalificato” dai suoi stessi vertici con l’incomprensibile mancata certificazione delle sue liste, ha dato più possibilità agli oppositori interni: a qualcuno, d’altronde, dovranno pur andare quei 6 mila voti che il M5s ha a Siena. A Pisa le divisioni del centrosinistra, unite a problemi di sicurezza, potrebbero regalare la città al centrodestra. Anche lì il Pd le ha provate di tutte per riuscire a farsi male: il partito ha lanciato le primarie per tentare di bloccare la candidatura dell’ex assessore Andrea Serfogli, ma nessuno si è presentato e Serfogli è stato candidato. A Pisa il M5s è tagliato fuori dalla corsa anche se, a differenza di Siena, si presenta alle elezioni. 
“In Toscana vediamo arrivare adesso quello che altrove c’è stato due anni fa”, dice Lorenzo Guerini. È insomma arrivato il momento del centrodestra anche in Toscana. Per anni l’opposizione di Forza Italia è stata sterilizzata. Qui Berlusconi non ha mai potuto incidere nelle campagne elettorali perché la sua presenza ricompattava gli antiberlusconiani. Ora però il Cav. è debole, ha perso le elezioni politiche, doveva essere l’argine al populismo e s’è fatto fregare da Matteo Salvini. Il centrodestra a guida “sovranista” (Lega e Fratelli d’Italia) ha davanti a sé una prateria, anche in Toscana. Il Pd invece non si capisce che cosa abbia davanti a sé. Nelle ultime settimane c’è stato un ulteriore ripiegamento del “Giglio magico”, che dopo la sconfitta del 4 marzo s’è rifugiato nella ridotta fiorentina. Persino l’armonia interna ai renziani s’è rotta. Il sindaco Dario Nardella viene visto come troppo autonomo e la tentazione di “commissariarlo” in vista delle amministrative del prossimo anno circola negli ambienti parlamentari. Dopo la divisione in renziani e antirenziani, insomma, il Pd è definitivamente arrivato a quella in renzianissimi e diversamente renziani. Quanto tutto questo serva a riconquistare il governo e/o a non perdere il poco che resta (come la Regione fra un paio d’anni) è tutto ancora da capire.