Non ci sono più nemmeno le scimmie

La quantità assurda di battaglie di retroguardia elargite ogni giorno da vertici delle istituzioni e dei partiti è impressionante e avvilente. Però tutto ben condito con espressione contrita, perché la retorica va sempre accompagnata dall’espressione del dolore. 
Gente che surfa sul comune sentire in assenza di convinzioni strutturate per le quali varrebbe la pena combattere. 
Oggi è il turno delle pensioni di ex parlamentari ultra settantenni, alcuni malati, con membri del governo che parlano di “malloppo” quando l’unico furto ai danni della collettività è la loro indennità parlamentare che collezionano dal 2013 in omaggio a un paese ridicolo che ha portato i Cinque stelle al potere e che adesso assiste a faccende ridicole, tra Casaleggio che conciona sui giornali e in tv come se avesse qualcosa da dire e il descamisado Di Battista che cerca di scandalizzare l’opinione pubblica con le sue banalità. 
Un paese ridicolo e che si prende molto sul serio, ostentando un perenne senso di indignazione riservato però esclusivamente alle puttanate. 
Il circolo dei rutti ogni giorno cambia verso, domani toccherà in sorte a un’altra campagna per la quale indignarsi. Ogni giorno però viene fatto un passo in avanti verso la perdita complessiva di senso del dibattito pubblico, persino dello Stato nelle sue varie articolazioni. Un morbo che ha contaminato giornali, partiti, intellettuali (qualsiasi cosa vogliano dire oggi queste parole). Diceva Nietzsche, uno che oggi verrebbe incenerito, non pubblicato, offeso, insultato, descritto come un infame dalle ir-ragioni del comune sentire, che “ho cercato dei grandi uomini e non ho mai trovato altro che le scimmie del loro ideale”. Oggi fatico pure a vedere le scimmie.

La discreta cenciata di Salvini

Salvini ha preso una discreta cenciata oggi con l’ufficializzazione delle candidature alle elezioni regionali. Per settimane, adducendo l’intenzione di voler rafforzare la presenza della Lega nel Mezzogiorno, ha cercato di stoppare Raffaele Fitto in Puglia (indicato da Fratelli d’Italia, confermato) e Stefano Caldoro in Campania (indicato da Forza Italia, confermato). Non c’è riuscito. Come contentino potrà avere un candidato leghista a Reggio Calabria. 


Giorgia Meloni ha tenuto il punto e rischia di vincere in Puglia, dove i sondaggi danno avanti il centrodestra e i partiti che compongono la maggioranza di governo presentano tre candidati distinti. Luca Zaia, naturalmente confermato in Veneto (e chi lo tocca), potrà passeggiare sulle macerie della Lega salviniana.

Siccome la politica italiana e l’opinione pubblica italiana vivono di regolari innamoramenti e altrettanto regolari disaffezioni, specie quando ti chiami Matteo e inizi a esorbitare, direi che Salvini non deve più preoccuparsi solo di se stesso.

Il Pd si chiede se sia il caso o no di difendere il M5s

Le accuse che arrivano dalla Spagna – secondo il quotidiano conservatore Abc l’attuale presidente del Venezuela Nicolás Maduro avrebbe autorizzato nel 2010 l’invio di una valigia contenente 3,5 milioni di euro per finanziare il M5s – non sono un problema soltanto per i grillini, ma anche per gli alleati di governo del Pd, messi davanti a una domanda: difendere o no il M5s? 

Graziano Delrio, capogruppo del Pd alla Camera, intervistato da Radio24, ha detto di non voler commentare “indiscrezioni giornalistiche di cui non abbiamo contezza della veridicità”. 

Potrebbe sembrare un modo per prendere tempo; il problema – per ora solo politico – è però la seconda parte del ragionamento di Delrio: “Cerchiamo di fare insieme il bene di questo Paese. Ogni partito ha le sue dinamiche, i suoi rapporti e le sue relazioni”. Il relativismo politico è sempre una questione pericolosa, perché giustifica le controversie degli alleati in virtù del quieto vivere della coalizione o del governo stesso. 

Come osserva tuttavia il senatore Tommaso Nannicini in un tweet, “abbiamo chiesto chiarezza a Salvini sui rubli di Putin. Vogliamo la stessa chiarezza da Di Maio, Casaleggio & co sui soldi dalla dittatura venezuelana. La democrazia italiana non è in vendita”. “È importante che Casaleggio abbia smentito subito sui finanziamenti venezuelani al suo movimento. Sulle scelte politiche verso il governo venezuelano con M5S abbiamo sempre avuto posizioni diverse. Non è un mistero. Ma non è questo il punto. Oggi davanti alle notizie che giungono dalla Spagna serve fare chiarezza per dissipare ogni ombra circa le accuse su donazioni che  sarebbero state fatte al M5S quando Maduro era ministro degli Esteri”, dice il senatore Alessandro Alfieri, capogruppo del Pd in commissione Esteri del Senato.

La subalternità culturale del Pd al M5s è stata spesso avvertita negli ultimi mesi, c’è persino chi vorrebbe costruire una “casa comune” (citofonare Dario Franceschini) con i grillini o organizzare un’alleanza strutturale permanente contro “le destre”, in nome della quale giustificare qualsiasi accordo territoriale fra Pd e Cinque stelle, dalla Puglia a Torino, pur di non far vincere Salvini e Meloni. Per questo le “dinamiche” e le “relazioni” del M5s non sono un dettaglio e riguardano anche il Pd.