Per la fase 2 a Roma servirebbe una task force (o un sindaco, in alternativa)

La regionalizzazione delle fasi 2 (ognuno d’altronde ha la sua fase 2) dovrebbe prevedere uno specifico protocollo chiamato “Roma”, dove Virginia Raggi intende promuovere “più bici e monopattini”. Urge avvertire fin da ora i reparti di Ortopedia e Traumatologia, in modo che possano potenziarsi per accogliere tutti quei novelli possessori di monopattino caduti nelle buche della Capitale o quegli ignari ciclisti che speravano di poter circolare liberamente e in sicurezza, salvo accorgersi che a Roma le piste ciclopedonali sono un colabrodo.

L’otto gennaio 2020 la Giunta ha deliberato l’approvazione di “nuove piste ciclabili”, ma si tratta perlopiù di ricuciture” tra piste già esistenti e soprattutto, scrive Bike Italia “si tratta di interventi sì strategici, perché mettono in connessione spezzoni di ciclabili attualmente scollegati tra loro, ma l’entità dei chilometri da mettere in cantiere è piuttosto modesta: non gli iniziali 19 suddivisi in 14 interventi (come si evince dal documento), ma circa la metà per i 7 percorsi ciclabili”.

Che dire poi della metro, dove stamattina – 24 aprile – l’Atac a San Giovanni ha testato le misure di contenimento dei flussi, regalando futuri apparentemente distopici nei quali per raggiungere il posto di lavoro ti devi alzare in orario antelucano e guadagnare il posto in fila davanti alla fermata, sperando però che non si rompano le scale. 

Insomma, per la fase 2 a Roma servirebbe una task force (o un sindaco, in alternativa).