Auguri @corrierefirenze !

Il Corriere Fiorentino oggi compie 12 anni. Dodici anni fa ero lì, sul primo numero. Era il 26 febbraio 2008 e avevo 23 anni. 
In dodici anni sono successe un sacco di cose; alcune sono sul curriculum, altre sono scritte dove non possono essere lette. Il Corriere Fiorentino è sempre stato con me e ancora oggi c’è, come sanno gli attenti lettori che seguono le Vacanze Romane della domenica. Ci lavorano grandi professionisti e amici e affetti. Come Paolo Ermini, che mi ha visto ridere e piangere.
A 30 anni detti le dimissioni, fu un azzardo e ogni tanto ci ripenso. Ripenso anche al fatto che temo di avergli dato un dolore ma spero sempre di averlo ripagato con qualche soddisfazione.
Spesso la linea fra fare una cazzata enorme e azzeccarla è così sottile che non basta una vita a capirlo. L’ultimo giorno in redazione mi regalarono la prima pagina del 26 febbraio 2008 con le firme dei miei colleghi e amici. La porto sempre con me, in ogni casa. In ogni città. Perché, come scriveva Pavese, “un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”. Buon compleanno Corriere Fiorentino!

Ci vediamo a Sorrento

Perdonerete la commozione: mi è stato assegnato il premio Biagio Agnes 2020, categoria under 40.
Sono tantissime le persone che devo ringraziare e non so nemmeno da che parte cominciare; devo a ognuna di loro un pezzetto della strada che ho fatto fin qui e so che niente potrà ripagarle di quello che hanno fatto per me da quando ho iniziato a scrivere.
Intanto desidero ringraziare la fondazione e la giuria per l’onore che mi hanno concesso. Ringrazio il Foglio e il Corriere Fiorentino, le due famiglie nelle quali sono cresciuto. Al Foglio, dove oggi lavoro, ho fatto il mio primo stage a 20 anni, e al Corriere Fiorentino sono diventato giornalista professionista.
In mezzo a queste due annotazioni biografiche c’è tutta una vita che vi risparmio.
Una cosa però vorrei dirla e riguarda questo mestiere. Credo fermamente in una certa idea di scrittura e di giornalismo. E per me il giornalismo è andare in giro. Ho sempre cercato di farlo. Tanto più oggi che, per merito di infiniti strumenti di “contrazione del globo”, tutto è a portata di mano. C’è e ci sarà sempre più bisogno di un giornalismo che accompagni “sul posto” il lettore, che è giustamente preso dalla sua vita.

Grazie a chi mi ha letto in questi anni, c’è ancora un sacco di roba da raccontare.

Il discorso pubblico delle Sardine

Basta una foto con Luciano Benetton e Oliviero Toscani a mandare in tilt le Sardine, il movimento anti-Salvini nato in Emilia-Romagna. “La malafede sta in chi guarda quell’immagine e la strumentalizza. I ragazzi avranno peccato di leggerezza ma nessuno può pensare che le Sardine stiano con i poteri forti”, dice Lorenzo Donnoli, uno dei volti del sardinismo, novello assiduo frequentatore delle trasmissioni tv.

“Poteri forti”, come noto, è l’espressione lasciapassare usata da anni nel giro dei fessi; laddove si conferma che le Sardine assomigliano a una brutta versione dei Cinque stelle, ma con una differenza importante, si fa per dire: siccome dicono che Salvini è brutto e cattivo allora devono necessariamente suscitare simpatia.

A me di tutto il loro discorso pubblico, anche qui si fa per dire, colpisce l’eccesso di attenzione a quello che accade su Internet, come se tutta la nostra vita fosse concentrata lì: “Pretendiamo che chiunque ricopre la carica di ministro comunichi solamente sui canali istituzionali”, hanno detto in una manifestazione a Bologna. Ma perché? Solo perché Salvini usa i social network anche in modo discutibile? E io, lo dico a beneficio dei frequentatori di questo canale Telegram, sono stato pure attaccato dal segretario della Lega in un post su Facebook dopo un articolo sgradito uscito su Vanity Fair.

Orbene, quali sono dunque i canali istituzionali? I giornali, le radio e le tv non vanno bene, evidentemente (a meno che non siano giornali, radio e tv istituzionali, quindi di stato). Che facciamo, aspettiamo i comunicati stampa dal Viminale o da Palazzo Chigi per mandarli in onda durante il cinegiornale?