Fino a che punto, ora, il Pd si grillizzerà?

C’è una sproporzione enorme fra il M5s in parlamento, dove è la prima forza, e il resto del paese, come dimostra il voto in Emilia-Romagna e in Calabria, due regioni che per storia e motivi diversi erano state molto generose con i grillini. Il Pd si trova come alleato un partito spezzato e senza leadership (e tante altre cose che analizzeremo altrove). I voti dei Cinque stelle sono in libera uscita, la destinazione è ancora incerta. Ora resta da capire fino a che punto il Pd, che ha già piegato la propria agenda pubblica su tematiche care al M5s, è disponibile a spingersi e a grillizzarsi pur di prendere stabilmente quei voti.

Gli “stati nervosi”

Poi ci torno più avanti, ma vorrei dire intanto due cose sul voto emiliano-romagnolo. Non so come andrà a finire e non mi lancio in previsioni perché non faccio il futurologo. Mi limito velocemente a un paio di questioni. La Regione è contendibile come mai prima d’ora, inevitabilmente un modello è finito (vale per l’Emilia-Romagna ma anche per la Toscana, la domanda è se il centrosinistra sia in grado di trovarne un altro e se quello che propone la Lega sia sufficientemente forte da instaurare eventualmente una nuova sub-cultura come lo è stato per quella rossa; ma potrebbe anche non essere un obiettivo della Lega, che semplicemente non ci pensa). Stefano Bonaccini ha fatto una campagna elettorale da “sindaco della Regione”, cercando di dimostrare perché quando si va a votare bisogna tenere conto degli indicatori economici. Mi ricorda una cosa che mi disse l’ex sindaco di Pisa Sergio Cortopassi per il mio libro: “A certe fasce popolari, se il pil aumenta dell’1,5 per cento non gliene frega niente perché non sentono niente. Al Cep ci sono pensionati minimi, qualcuno non ha neanche la pensione”. L’ottimismo razionale del centrosinistra è senz’altro una cosa che non ha funzionato in certe zone, come dimostra il caso di studio di Pisa. Matteo Salvini invece ha sostituito la sua candidata Lucia Borgonzoni, ripetendo un’operazione già compiuta in passato nelle cosiddette (ex) regioni rosse; è andato in giro a far comizi, drammatizzando lo scontro e portandolo fuori dall’Emilia-Romagna, o meglio: portando lo scontro e la politica nazionale dentro l’Emilia-Romagna. Non so cosa prevarrà alla fine, tenuto conto degli “stati nervosi” (titolo di un recente libro di William Davies) con cui l’elettorato si approccia al voto, ma penso che non si possa prescindere da questi elementi per capire che un’epoca e pure un’epica sono finite. Ah, sarà interessante vedere cosa faranno gli elettori del M5s: valgono 290 mila voti, dati Europee 2019, e fin qui i grillini nelle regioni (ex) regioni rosse, come mi ha fatto notare una volta Marco Valbruzzi in un reportage, hanno votato contro il sistema. Quindi a destra. Poi ci torno, promesso.