I sovranisti alle vongole

I sovranisti alle vongole usano un linguaggio verbale violento nascondendolo dietro una illustre e abusata patina di politicamente scorretto, che invece avrebbe una sua dignità e una sua forza. Da anni identificano il nemico di turno a seconda della necessità biecamente elettorale. Se almeno ci credessero manterrebbero intatti ideali in cui eventualmente non riconoscersi ma da affrontare culturalmente come tali. Invece no. Cercano continuamente capri espiatori e un giorno, una volta esauriti i capri, saranno costretti a incolpare se stessi, ma solo dopo aver passato in rassegna tutto l’arco costituzionale. 

La cosa ancora più ridicola è l’atteggiamento da *italiano che non si fa mettere i piedi in capo* con la stessa posa di chi vorrebbe iniziare a leggere il giornale tutti i giorni solo quando è a fare il turista all’estero e s’incazza perché, *scandalo signora mia*, quei giornali che parlano di Pioltello curiosamente sulla Fifth Avenue non ci sono, non li vendono, e così sbuffano, salvo continuare a non leggerli, i giornali, al rientro nella povera e sovrana patria. 

La cosa più ridicola sono quelli che confondono l’idea di nazione con lo stato e ancora di più confondono lo stato con il governo. Come se criticare il governo automaticamente dovesse far scattare un senso di appartenenza a non si sa bene quale spirito identitario. “Lo stato siamo noi”, disse a giugno il ministro del sottosviluppo. Come in quell’occasione, vale la pena ricordare oggi che no, loro non sono lo stato. Loro sono il governo. Vale per quelli di ora, per quelli di prima e per quelli che verranno dopo.