Le due facce di Luigi Di Maio

Oggi Di Maio si è schierato in difesa dei gilet gialli, quelli che da settimane assediano Parigi (ma non sono violenti, no no: sabato scorso hanno solo sfondato la porta del ministero per i Rapporti con il Parlamento). Non solo: ha offerto il sostegno telematico della pregiatissima piattaforma Rousseau.

È lo stesso Di Maio che un anno fa faceva il macroniano e si rivolgeva così al presidente francese.


La mancanza di spirito

Una delle cose che mi colpiscono di più del dibattito pubblico è la totale assenza di un registro linguistico ampio. E siccome i limiti del linguaggio sono i limiti del mondo, come già insegnava Wittgenstein, mi colpisce l’incapacità di leggere e descrivere i fatti se non attraverso le lenti dell’indignazione, della rabbia, del rancore, del livore; per non parlare di quelli che non solo non usano altro registro che non sia quello dell’indignazione, della rabbia, del rancore e del livore ma non sanno neanche distinguere l’ironia, quando la incontrano, che è potente e permette di sopravvivere alla retorica e alla depressione quotidiana. Forse vivrebbero meglio pure loro. In definitiva, non c’è niente di più arido e soffocante della mancanza di spirito.